Royalties e diritti d’autore

Quando si parla di diritti d’autore e royalties si fa molto spesso confusione, in questo articolo cercherò di chiarire una volta per tutte questi due concetti.

Le royalties

Si tratta dei ricavi ottenuti dalla vendita, online ed offline, e dagli ascolti (streaming) della propria musica. Per fare qualche esempio parliamo degli introiti generati:

  1. dalla vendita dei dischi fisici;
  2. della vendita dei propri brani su iTunes;
  3. dagli ascolti su Spotify

Tali ricavi sono riconosciuti all’artista e, se presente, all’etichetta che ne fa da tramite. Nel primo caso i soldi vanno per intero (o quasi) al musicista, nel secondo una parte va all’etichetta in misura pari a quanto pattuito nei termini contrattuali stipulati tra le parti. Anche l’etichetta ha poi dei vincoli con i distributori (iTunes, Amazon, ecc.).

Un esempio ci aiuterà a capire meglio questo processo: supponiamo di rendere disponibile su iTunes un nostro brano per il download digitale ad un dato prezzo (in genere 0,99€); su ogni vendita il 30% va allo store (iTunes), il 70% viene restituito all’autore/artista o a chi ne fa da tramite (etichetta), questa parte di denaro si chiama appunto royalty. In questo secondo caso sarà poi l’etichetta a liquidarci trattenendo la parte che le spetta da contratto. 

Lo store si farà carico di dare una parte del 30% che percepisce (circa il 10%) a chi si occupa dei diritti (in Italia la SIAE) che la suddivide tra gli aventi diritto e ne trattiene una frazione per se.

Come accennato all’inizio del capitolo, sono royalties anche i ricavi generati dallo streaming, quindi dall’ascolto dei brani. Il guadagno si calcola moltiplicando gli ascolti per il guadagno generato da ogni ascolto. Ovviamente sono cifre piuttosto basse (si va da 0,006 a 0,0084 dollari per ogni ascolto su Spotify) e per avere cifre sensate dovrete generare moltissimi ascolti (100.000 ascolti per circa 700 dollari). 

Anche YouTube, grazie alla pubblicità prima dei video, riesce a garantire il pagamento delle royalties agli autori degli stessi. Anche in questo caso solo i video molto cliccati riescono a generare introiti degni di nota.

In conclusione: per royalties si intendono tutti i ricavi generati dalla vendita e dallo streaming della propria musica.

Il mio consiglio, almeno all’inizio, è di percepirne la totalità pubblicando da soli i propri brani. So che sembra chissà quale impresa ma, in realtà, è piuttosto semplice e potrete imparare a farlo in completa autonomia leggendo questo articolo

I diritti d’autore

Come dice il nome, si tratta di una serie di diritti, principalmente economici, riconosciuti all’autore di un’opera intellettuale, nel nostro caso all’autore di un brano. In pratica viene garantito che tale autore percepisca, in date circostanze (ad esempio: quando un suo brano viene inserito nella scaletta di un DJ in una serata in discoteca), una remunerazione per un certo periodo di tempo.

La paternità di un’opera

Prima di proseguire è necessario fare una piccola precisazione distinguendo tra paternità dell’opera e diritti d’autore. 

Partiamo dal presupposto che ogni autore è proprietario dell’opera che crea e quindi ha il diritto di poterne usufruire in ogni forma e modo nell’istante stesso in cui la genera

Spesso si è portati a credere che una mancata iscrizione dei propri brani alla SIAE possa esporli ad azioni di plagio o meglio, che in caso di plagio ci ritroveremmo inesorabilmente disarmati davanti alla legge. 

Più di una volta mi sono ritrovato a sentire questa frase: “ma se non mi iscrivo alla SIAE e mi plagiano? Sono fregato!!!”. In realtà la SIAE si occupa principalmente di distribuire i proventi derivanti dalla tutela dei diritti.

La SIAE stessa ci dice:

Non è obbligatorio aderire alla SIAE. L’adesione alla SIAE è libera e volontaria. L’autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l’intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile.”

Ovviamente riscuotere i diritti d’autore da soli da tutti quelli che usano le tue opere diventa tanto più difficile quanto più queste vengono utilizzate, quindi quanto più siamo conosciuti. 

Oltre a questo è chiaro che la sottoscrizione di un’opera alla SIAE è uno dei modi per  garantire e testimoniare, grazie a documenti ufficiali, davanti ad un eventuale tribunale, la nostra paternità su un’opera ma, soprattutto oggigiorno, non è l’unico metodo per rivendicare questo diritto.

Qualunque prova che certifichi che siamo autori di un brano in una certa data è sufficiente a tutelarci.

Di seguito citerò alcune delle tecniche più comuni ed utilizzate, fatta eccezione per il costosissimo atto notarile:

Posta ordinaria o raccomandata. Si tratta di autospedirsi al proprio indirizzo di casa una copia del disco e una volta che la busta arriva, mantenerla chiusa fino ad un’eventuale impugnatura davanti alla legge. Farà fede la data del timbro postale.

Data di creazione del file. Oggi la maggior parte delle opere, musica compresa, vengono prodotte al PC, quindi già la data di creazione del file potrebbe tutelarci.

Posta elettronica. Si tratta di autospedirci l’opera in allegato ad una mail. Potete aggiungere come oggetto “prova paternità del brano nome brano”. Ovviamente fate attenzione, quando pulite la vostra casella di posta, a non eliminare questa mail.

Posta elettronica certificata (PEC). Si tratta di un tipo di posta più sicuro della posta elettronica ordinaria. In pratica non dovete fare altro che aprire un account PEC, che viene rilasciato da tantissimi fornitori a prezzi piuttosto bassi, e svolgere lo stesso procedimento descritto per le mail ordinarie.

Postare online. Di sicuro uno dei metodi più semplici e sicuri consiste nel pubblicare una parte o tutto il vostro brano sui vostri canali social (facebook, reverbnation, ecc.) o sul vostro sito. Qui ci sono parametri, come la data di pubblicazione registrata sul server del sito o del social network utilizzato, che non possono essere variati, quindi che sono impugnabili davanti alla legge.

Enti e proventi

Fatta questa precisazione sulla paternità di un’opera possiamo parlare dei diritti d’autore. 

In Italia l’ente più conosciuto che si occupa di distribuire i diritti agli aventi diritto è, come accennato prima, la SIAE, ma non è l’unica, anche se in pratica, direttamente dal sito della società, si evince: ”In Italia, l’attività di intermediazione è riservata dalla legge alla SIAE in via esclusiva”. 

La SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) fa parte delle “copyright collection societies”, un’associazione di enti che si occupano, tramite accordi internazionali, della tutela dei diritti in tutto il mondo.

Per citarne alcune: SACEM (Francia); GEMA (Germania); SGAE (Spagna); SUISA (Svizzera); ASCAP (USA).

Chiunque è libero di iscriversi ad una qualunque di queste società, la maggior parte delle quali offre tariffe più convenienti rispetto alla SIAE (SGAE 15 euro; SUISA 67 euro; SACEM 116 euro), per la sottoscrizione delle opere, purtroppo però, se ci iscriviamo in Germania (o in un qualunque altro stato) ma una nostra opera viene usata in Italia, sarà sempre la SIAE a raccogliere i diritti d’autore che ne derivano; di essi tratterrà una porzione e invierà la restante parte alla società tedesca a cui siamo iscritti, sarà poi quest’ultima ad preoccuparsi di pagarci. 

In pratica si aggiunge un altro anello alla catena e ciò non può che incidere negativamente sull’entità dei nostri guadagni. 

Se volete iscrivervi alla SIAE e non lo avete ancora fatto vi invito a leggere la guida passo passo per l’iscrizione alla SIAE da casa.

Ma chi sono effettivamente gli aventi diritto?

Per quel che riguarda la musica, oltre all’autore, che più precisamente si distingue in compositore, colui che crea la musica, e autore, colui che crea i testi (molto spesso sono la stessa persona ma potrebbe capitare che siano due figure distinte come nel caso Battisti-Mogol), potrebbero concorrere altre figure alla riscossione dei diritti. 

Se l’opera non viene eseguita da chi la crea, ma da un altro artista e/o interprete, anche ad esso vengono riconosciuti dei diritti come artista esecutore.

Autore compositore ed artista esecutore sono quasi sempre la stessa persona.

Poi c’è la figura del produttore di fonogrammi (se siete un uomo di inizio novecento potete anche chiamarlo così), meglio conosciuto come produttore discografico o etichetta discografica, che si fa carico degli oneri per la registrazione dell’opera e rende possibile la realizzazione della stessa mettendo a disposizione dell’autore i mezzi necessari per farlo. Questa figura non è da confondere con il produttore artistico, ovvero colui che “consiglia” l’artista sull’opera e a cui per legge non spetta alcuna remunerazione in termini di diritti d’autore. Molto spesso produttore di fonogrammi e produttore artistico coincidono nella stessa persona (o società nel caso di etichette discografiche).

Infine c’è l’editore, ovvero colui che si occupa della stampa, della promozione della musica e di raccoglierne i diritti d’autore trattenendo la propria parte. 

Se siete interessati a saperne di più sulla figura dell’editore, vi invito a leggere questo articolo.

Di seguito riporterò alcuni esempi di casi in cui si generano le condizioni per cui ci venga riconosciuto un compenso dagli enti tutori dei diritti d’autore. 

– Quando la nostra musica viene usata in luoghi pubblici (feste, eventi, fiere, discoteche, ecc.).

– Quando viene proposta in radio o in tv.

– Quando viene utilizzata in programmi, film, spot, videogiochi, serie tv (attività di licensing).

– Quando viene fatta una cover, più o meno rivisitata, di un nostro brano con il fine di rendere pubblico e monetizzare il prodotto.

– Quando viene suonato un nostro pezzo live da un’altro esecutore

La legge distingue anche altri casi, vi invito a leggere questo articolo di dirittod’autore.it per approfondire l’intero discorso.

Questi diritti perdurano per tutta la vita dell’autore e per 70 anni oltre la sua morte.

Concludo questo articolo con un esempio che probabilmente chiarirà meglio tutto il concetto di royalties e diritti d’autore…

Smooth Criminal degli Alien Ant Farm come ben saprete è una cover dell’omonimo brano di Michael Jackson. In questo caso gli Alien Ant Farm (che abbrevierò in AAF) prendono le royalties dalla vendita della loro versione mentre Jackson prendeva i proventi generati dai diritti sempre sulla versione degli AAF. Quindi, se un DJ acquista il disco degli AAF in cui è presente il sopracitato brano, la band percepisce le royalties sulla vendita, ma quando il DJ propone il brano Smooth Criminal in discoteca genera le condizioni per cui a Jackson vengano riconosciuti i diritti d’autore. In realtà ora che Michael è morto i diritti vengono liquidati ai famigliari per altri 70 anni dalla sua morte.

Un’ultima cosa, prima di lasciarci vorrei farti alcune domende… Hai una band? Fai fatica a organizzare live? Vuoi aumentare drasticamente le tue capacità di fissare date per la tua band?

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